Comune di

San Giovanni in Persiceto

Istituzione per i servizi culturali

“Cesare Zavattini”

Suoni dell’altro mondo

VI edizione

Luglio – Agosto 2010

 

TUTTI I CONCERTI SONO

AD INGRESSO LIBERO

 

INFORMAZIONI:

URP n verde  800069678

ufficio cultura 051.6812953

 

Queste pagine sono una semplice anticipazione della rassegna, definitive nel programma ma provvisorie nell’aspetto grafico.

Una rassegna di musica etnica che a noi piace pensare come “alchimia delle culture”, magica combinazione di suoni di altre Terre, di popoli diversi: dal cristallino misticismo spirituale dei Dervisci roteanti di Konia ai travolgenti ritmi festaioli rurali del mariachi dal Messico, dalla familiare voce partenopea di Enzo Avitabile alle incredibili sonorità e acrobazie della Fanfara del Rajastan.

La musica come incontro con altri mondi, un linguaggio universale capace di farci conoscere e capire altre terre, altre genti, altre culture.

Un’immersione nella ricchezza delle differenze, un antidoto gioioso alla cupa barbarie dei fanatismi e dei fondamentalismi, alimentati spesso da stereotipi stantii, da pregiudizi, dalla paura della diversità.

   

DOMENICA 4 LUGLIO

ore 22

Piazza del Popolo

San Giovanni in Persiceto


GALATA MEVLEVI ENSEMBLE ( Istambul -Turchia)

del Maestro Sheik Nail Kesova

I dervisci roteanti del monastero di Galata: danzatori tra la terra e il cielo

UNICO ENSEMBLE DICHIARATO DALL’UNESCO

 “PATRIMONIO CULTURALE DELL’UMANITA’ “

I dervisci roteanti “Galata Mevlevi Ensemble” del Maestro “Sheik Nail Kesova” sono stati dichiarati  dall’UNESCO “Patrimonio culturale dell’umanità”. Essi rappresentano ormai il simbolo del misticismo orientale, che prende origine in tempi lontani, nel tredicesimo secolo circa. Il loro spettacolo è molto inteso, emotivamente e spiritualmente, e cattura il pubblico lasciandolo senza fiato.

Vestiti di una tunica bianca come un sudario, un copricapo che richiama le pietre tombali dei paesi musulmani, le braccia aperte verso il cielo, lo sguardo rivolto al cuore, diversi uomini danzano piroettando e girando intorno al loro maestro. Chi, viaggiando per gli altipiani vulcanici e i laghi salati dell’Anatolia centrale, arrivi a Konia, non trova più le mirabili moschee, i preziosi palazzi e la dotta, tollerante università del sultano selgiuchide. Ne rimangono soltanto alcune interessanti ma smozzicate vestigia. Trova però ancora, intatta, la Tekke del Mevlana, ovvero il “Convento del Nostro Signore”. Che ora è un museo, ma che per secoli fu il principale centro dell’ordine dei mistici mevlevi, i dervisci ruotanti, fondato nel XIII secolo dal sapiente e poeta di origini afgano/persiane Celaleddin Rumi.

L’aspetto straordinariamente suggestivo di questo rituale di ormai 700 anni è la volontà di connettere i tre componenti fondamentali della natura umana: lo spirito (mente e pensiero), l’amore (emozioni, poesia e musica) e l’anima (vita, movimento e Sema).

Il Galata Mevlevi Ensemble può essere definita l’avanguardia nelle tradizioni di questa fratellanza. Nel suo monastero, Sheik Nail Kesova ha composto molte pezzo liturgici, aiutato da artisti asiatici e occidentali e da orchestre creando nuovi stili e melodie. Nail Kesova, nato nel 1939, è ancora il maestro. E’ lui che gestisce il rituale dando i tempi per la musica e per le danze: lo spettacolo è suddiviso in 7 parti.

Vestiti di una tunica bianca come un sudario, un copricapo che richiama le pietre tombali dei paesi musulmani, le braccia aperte verso il cielo, lo sguardo rivolto al cuore, diversi uomini danzano piroettando e girando intorno al loro maestro. I primi viaggiatori europei che assistettero a questa cerimonia furono talmente impressionati e turbati nello scoprire il segreto di questa visione spettacolare che non seppero darle un nome se non attraverso ciò che avevano visto: La cerimonia dei Dervisci rotanti. Infatti questa non è che la manifestazione di una tradizione risalente agli albori dell’Islam. Quando il Profeta era ancora in vita, un piccolo numero di fedeli gli manifestavano un attaccamento ed un amore tale, da vivere continuamente al suo fianco nel suo “sofà” (luogo di riunioni ed assemblee), da cui il loro nome Les Sufis. Nel corso del tempo alcuni di questi fedeli illustrarono la loro più alta comprensione degli atti e delle parole del profeta attraverso una vita di purezza esemplare. I Sufi diventarono dei poli spirituali per le popolazioni musulmane ed è a partire dai loro insegnamenti che nacquero le differenti “Tariqat”, quello che in arabo significa “Le voci”.

Chi viaggiando per gli altipiani vulcanici e i laghi salati dell’Anatolia centrale, arrivi a Konia, non trova più le mirabili moschee, i preziosi palazzi e la dotta, tollerante università del sultano selgiuchide. Ne rimangono soltanto alcune interessanti ma smozzicate vestigia. Trova però ancora, intatta, la Tekke del Mevlana, ovvero il “Convento del Nostro Signore”. Che ora è un museo, ma che per secoli fu il principale centro dell’ordine dei mistici mevlevi, i dervisci ruotanti, fondato nel XIII secolo dal sapiente e poeta di origini afgano/persiane Celaleddin Rumi. Fu sotto quel cielo di maiolica e nel pungere di quell’aria di mezza montagna che Rumi incontrò lo sguardo di Shams (il Sole) di Tabriz. Tra il dotto e maturo docente e il giovanissimo predicatore sciita nacque un’attrazione mistica che mise a dura prova la pazienza dei figli del primo, oltre che i pettegolezzi di tutta la città. Shams scomparve, probabilmente fatto uccidere, Celaleddin fondò l’ordine dei Dervisci, ovvero i mistici islamici, e compose quella che rimane una delle più grandi raccolte di canti d’amore del mondo musulmano. Un canzoniere dedicato al “Sole” e composto secondo quella tradizione, in cui l’”amante” è il credente e l’”amato” è Dio. La corrente “Mevlevia” dal nome del Mevlana, si propagò su tutto il territorio Ottomano arrivando a formare fino a 110 centri culturali “Tekke”, riunendo un gran numero di discepoli: i Dervisci, parola persiana che significa “umile”. La musica, la poesia, la letteratura e la calligrafia furono le forme di espressione privilegiate dai Dervisci Mevlevi, in particolare modo durante tutto il periodo ottomano (1271/1925), dove oltre a tutti gli artisti anche unomini di stato e sultani furono discepoli di questa corrente. Le “Tekkes”, i conventi dei Dervisci, divennero dei “foyers” intellettuali e artistici molto influenti in tutto il mondo musulmano. L’influenza del Mevlana si è trasmessa fino alla nostra epoca attraverso la traduzione delle sue opere nelle quali ancor oggi numerosi filosofi ed artisti trovano una sorgente di ispirazione e di riflessione. Roumi fu un uomo sapiente e un teologo di grande risonanza ed ogni istante della sua vita fu un insegnamento e sovente l’inizio di una tradizione. Durante una passeggiata nei vicoli di Konia in Anatolia, ad esempio, sentì il tintinnio di un orefice che stava lavorando l’oro; per Roumi questo rumore evocava il nome di Allah e ne fu talmente colpito che si mise a danzare ruotando su se stesso. Fu in quel momento di grande gioia e straordinaria effervescenza che lui ed i suoi amici danzarono “Le Sema”(audizione) per giorni interi. E’ così in modo spontaneo e senza formalità, si diffuse l’usanza di riunirsi per discutere di musica, poesia, danza... Questa tradizione del “Sema” si è ripetuta dal XIII secolo fino ai giorni nostri e ci permette di apprezzare la finezza e l’eleganza di forme di espressione artistiche sviluppate in seno alla confraternita dei Dervisci rotanti. Neil Kesova ha ereditato questa tradizione millenaria da figli e nipoti di Dervisci Mevlevi e suonatori di Ney, oltre che essere stato elevato  nel settembre 94  a “Destari Serif” dal Dr. Celalledin Celebi, pronipote del grande Mevlana con una cerimonia propria della tradizione mevlevi.


DOMENICA 11 LUGLIO

ore 22

Piazza del Popolo

San Giovanni in Persiceto


ENZO AVITABILE E I BOTTARI (Italia, Napoli)

Il ‘meglio soul’ della musica italiana: tra tradizione e innovazione.

Una BOTTA di ritmo

 

MARIO RAPA – TAMBURI

GIANLUIGI DI FENZA – CHITARRA NAPOLETANA

GIANPAOLO PALMIERI – BASSO

CARMINE PASCARELLA – TROMBA

ANTONIO BOCCHINO – SAX BARITONO

DIEGO CARBONI - TASTIERE

BOTTARI :

CARMINE ROMANO - CAPOPATTUGLIA

DONATO VENDEMIA – BOTTE

PASQUALE  PICCIRILLO– BOTTE

SALVATORE GUIDA – TINO

NICOLA GRAVINA – TINO

FRANCESCO STELLATO – TINO

LUIGI NATALE - FALCE

 

ENZO AVITABILE

Il Conservatorio. Il pop. Il ritmo afro-americano. La musica antica della pastellessa e della zeza e il canto sacro. Enzo Avitabile ha vissuto nella ricerca di un suono inedito, non solamente originale ma vitale ed essenziale. Demolendo ogni sovrastruttura mercantile, ogni moda. Queste le vere note biografiche del cantante, compositore e polistrumentista nato a Marianella, quartiere popolare di Napoli nel 1955 . Da bambino, Avitabile ha studiato il sassofono; da adolescente si esibito nei club napoletani affollati dai clienti americani. Quindi si è diplomato nella disciplina del flauto al Conservatorio  di Napoli S. Pietro a Majella e ha iniziato a collaborare con artisti pop e rock di tutto il mondo, da James Brown a Tina Turner, ma muovendosi sempre sotto un cielo assolutamente personale, mai comune.

Tra il 1982 ed il 1994 vengono pubblicati dall’ etichetta discografica  EMI i suoi primi  8 Albums :

1982 “Avitabile” suo album di debutto.

1983 “Meglio soul” (qui va ricordata la presenza di Richie Havens).

1984 “Correte in fretta”.

1986 “S.O.S. Brothers”.

1988 “Alta tensione” (con una provocatoria copertina che raffigura una sedia elettrica), produzione che seduce persino Afrika    Bambaataa, il  quale dodici mesi dopo è felicissimo di partecipare alle incisioni di “Street Happiness”.

1990: “Stella dissidente” che evidenzia lo stile personale dell'artista

1991  “Enzo Avitabile “ prodotto da Corrado Rustici.

1994  “Easy” disco di grande sperimentazione melodica che brilla anche per un duetto con Randy Crawford nel brano “Leave Me or Love Me”.

 

Il 1996 costituisce una data che fa da spartiacque nella produzione di Avitabile. Una ritrovata fiducia nella sua lingua madre e nella sua prosodia dilatata grazie a suggestivi arrangiamenti – anche digitali – segna il ritorno ad un linguaggio originario arricchito da neologismi contemporanei, con albums come “Addò” e successivamente “Aizetè” (la cui title-track è la colonna sonora del film  “Incantesimo napoletano”).

Il 1999 costituisce un’altra pietra miliare della carriera di Avitabile, è l’anno della convocazione dell’Unicef. Il brano “Mane e mane”, scritto per l’occasione, i cui proventi vengono devoluti per la scolarizzazione delle bambine del Benin, è un toccante pezzo a due voci eseguito con Mory Kante, che è a tutt’oggi una delle tracce che incarnano alla perfezione il dialogo spirituale, sociale e politico fra le culture del Mediterraneo , e che dà inoltre il via alla realizzazione dell’album “O-issa”(1999).

Nel frattempo Enzo Avitatbile continua parallelamente a comporre musiche per Cinema,  per Teatro (“Decamerone” e “Beffa della vita e della morte”) , ed a a ricoprire il ruolo di autore per importanti donne della canzone internazionale come l’ Italiana Giorgia e la palestinese Amal Murkus

2004 Nuovamente di fronte ad un delicato bivio artistico, restare consapevole della propria tradizione popolare o ignorarla e adeguarsi alle hit parade del secondo millennio.

Enzo Avitabile, decide di non rinunciare al patrimonio lessico/musicale della sua terra ed è in questo periodo che nasce la voglia di incontrare, in un progetto musicale completamente nuovo, i Bottari di Portico ensemble che fa del ritmo ancestrale la sua unica fede. Sul palco, botti, tini, falci strumenti atipici diretti dal  capopattuglia cadenzano antichi ritmi processionali che sono sana trance: non techno, ma “folk”.

Una proposta innovativa in cui fonde il personale sound con la tradizione di questi percussionisti, le cui origini risalgono al XIII Sec.?«Ormai era diventato indispensabile disamericanizzare il mio linguaggio musicale», diceva Avitabile. E c’è senz’altro riuscito. ?Da questa esperienza con i Bottari, è nato “Salvamm’ ‘o munno” che ha ottenuto ben quattro nomination ai BBC World Music Award -due nel 2004 e altri due nel 2005, nelle categorie “Miglior audience radiofonica” e “Miglior gruppo world-europeo”- , album specialissimo perché spazia dal canto liturgico ai tradizionali a fronna, e include – tra le altre – le prestazioni di Khaled, Manu Dibango, Zì Giannino del Sorbo, il Miserere di Sessa Aurunca, Luigi Lai, la Polifonica Alphonsiana e Baba Sissoko.

Al 2006 risale la produzione discografica “Sacro Sud” (Ethnosuoni / Musiche Migranti), un  progetto speciale con cui Enzo abbraccia la musica sacra popolare.

Dall’anno accademico 2006/2007 presso l'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa cura il laboratorio di etnomusicologia "tradizione e cemento", del corso di laurea specialistica di Scienze della Formazione, che ha come focus il recupero della tradizione nella civiltà urbana.

Nel 2007 è stato presentato l' ultimo lavoro discografico di Enzo Avitabile, sempre con la partecipazione dei Bottari di Portico, un Album doppio il cui titolo è "Festa, Farina e Forca", di rivoluzionaria memoria, a cui partecipano Matthew Herbert, Bill Laswell, Banco De Gaia, Manu Dibango, Djivan Gasparian e Luigi Lai. È la storia di un uomo che scrive, suona e declama sillabe sacre, laiche, contemporanee. Attento ai popoli che abitano il mondo. Dopo aver espresso il suo talento e la sua sensibilità artistica in più generi musicali, negli ultimi anni Enzo Avitabile dedica molte energie alla realizzazione di una sua grande aspirazione, comporre Musica Classica. E’ così che nel 2008 viene eseguita dall’ “Orchestra sinfonica del Teatro Marrucino di Chieti”, per la sua prima assoluta,  la “Sinfonia n°1-La Lazzara“, diretta dal M° Gabriele Di Iorio, noto flautista di fama Internazionale.

A questo suo “debutto”, hanno peraltro già fatto seguito altri Lavori, formando un nutrito repertorio di Musica Classica eseguito da vari Maestri e Solisti di notevole caratura.

Sempre nel 2008 prende definitivamente vita “Napoletana”, un progetto artistico che nasce da una grande volontà di recupero dell’antico lirismo napoletano.

Un progetto-ricerca che si ricongiunge naturalmente alla fonte come i canti di lavoro e le villanelle ma al contempo è costituito da canzoni completamente inedite scritte nel cemento della città, con uno sguardo al passato ed il cuore che respira l’odore del futuro. Musica nuova nata da un’arte antica, originale e piena di sentimento, ricercata e innovativa nel linguaggio.

E’ proprio con “Napoletana” che nel Novembre del 2009 Enzo Avitabile raggiunge  l’ennesimo coronamento della sua carriera artistica, vincendo il  “Premio Tenco 2009” per il miglior disco dell’anno nella categoria dialettale.  A ripagarlo ancora una volta è la sua scelta di cantare in napoletano, con un disco radicato sin nelle viscere della “sua”  Napoli.

Coerente come sempre con le sue scelte, mai mosse dal mercato ma sempre dalla passione per la musiva, Enzo arriva ad un altro traguardo che perseguiva da tempo, far entrare la World Music in conservatorio. E’ così che dal 2009 decide di aderire alla proposta innovativa e lungimirante del  “Conservatorio Statale di Musica di Santa Cecilia” e di tenere a Roma la prima cattedra in Italia di World Music che sta raccogliendo il consenso di gran parte allievi del conservatorio. Contemporaneamente a questa iniziativa prende vita anche il libro didattico di  Avitabile “Scale rare e ritmi del mondo”, al quale Enzo lavorava da diverso tempo,  con l’intento di fornire agli studenti, o anche ai semplici appassionati, un metodo per poter accedere alla musica degli altri popoli della terra.

 

I BOTTARI DI PORTICO

Quella dei Bottari è la più antica tradizione rurale della Campania, le cui prime  fonti dettagliate risalgono al XIV secolo, ma di cui si trovano cenni storici anche alcuni secoli prima.

La  regione in cui questa tradizione nasce e si sviluppa è la Campania contadina, nel sud dell’ Italia e più precisamente Portico di Caserta sito in quell’ entroterra casertano dedito soprattutto alla raccolta della canapa.

Ed è proprio intorno al lavoro dei campi che il tutto prende vita.

Infatti si racconta che i contadini,  nel tentativo di scacciare gli spiriti maligni dagli angoli bui delle cantine, percuotessero freneticamente botti, tini e falci, mentre lo stesso rituale era ripetuto nei campi coltivati per propiziare il raccolto.

Alcuni secoli dopo questo rituale pagano è confluito nella festa religiosa di Sant’ Antonio Abate, che si tiene ancora oggi a Portico di Caserta il 17 di Gennaio, in cui sfilano dei carri, anticamente trainati da buoi, costruiti a forma di barca e decorati con foglie di palma che rievocano la traversata di Sant’ Antonio Abate dall’ Egitto verso l’ Italia.

Su ognuno di questi carri, ancora oggi come secoli fa, si esibisce una formazione detta Pattuglia a Pastellessa (dal nome della pasta con le castagne lesse, antico piatto tradizionale che si usava cucinare in occasione di questa ricorrenza), composta da 50/60 elementi, diretti dal Capopattuglia.

Successivamente dalla Pattuglia a Pastellessa è stata estrapolata, ad opera di Pasquale Romano, la formazione dei Bottari , che ha avuto il merito di mantenere inalterati nel tempo, proteggendoli dalle insidie della modernità, i ritmi arcaici che da secoli i contadini scandivano usando gli strumenti della vita nei campi come percussioni.

I ritmi della tradizione che i bottari hanno saputo  mantenere integri vanno da quello  più violento ed ossessivo della  “Pastellessa”, al lento e cadenzato “Passo della morte” che accompagnò i fuerali di Masaniello, uno dei capi della rivoluzione napoletana, fino a giungere alla più coinvolgente “Tarantella” su cui sono state eseguite molte canzoni della tradizione napoletana.

Nel 1989 partecipano, insieme al gruppo cileno degli Intillimani e all’ Orchestra Scarlatti,  alla “Cantata per Masaniello” scritta e diretta dal M° Roberto de Simone.

Dallo stesso anno i Bottari di Portico hanno partecipato a diversi Festival, come Sentieri Mediterranei a Summonte, Ethnos a Torre del Greco, Etnico 2000 a Cefalù, Leuciana Festival a Caserta, Sguardo di Ulisse a Napoli.

Nel 1990 collaborano con Lina Wertmüller alla pubblicità dei  “Campionati Mondiali di calcio Italia90”.

Ancora con Lina Wertmüller compaiono nel Film “Io speriamo che me la cavo”.

Nel 1991 partecipano al concerto del Primo Maggio a Roma dividendo il palco con gli Avion Travel, con i quali successivamente registrano il brano “Belle caviglie.

Negli anni successivi proseguono le partecipazioni ai festival folk & world italiani ed esteri.

 

ENZO AVITABILE & BOTTARI

Risale al  2001 l’ incontro tra i Bottari di Portico e l’ Artista napoletano Enzo Avitabile ,uno dei più creativi e versatili artisti italiani, che si innamora fin da subito di questo antico rituale, ne studia i ritmi e le tradizioni e crea intorno ad esse un progetto musicale che segna l’inizio di una lunga e tutt’ora prolifica collaborazione.

Nel 2004 da questa collaborazione nasce l’ album SALVAMM’ ‘O MUNNO, che parte proprio dall’ inventiva musicale di Enzo Avitabile e  dal suono antico delle Botti e dei Bottari di Portico, passando per i Cantori del Miserere di Sessa Aurunca, tradizione della Settimana Santa (Campania, 1500), collaborando con l’ultima grande voce del Canto a Fronna, espressione vocale tipica dell’area Vesuviana (2000 anni di storia) Zi Giannino del Sorbo, per giungere ai colori magici della Launeddas del grande sardo Luigi Lai.

Importanti sono, in quest’ album, le collaborazioni con il sassofonista camerunense MANU DIBANGO, il sudafricano HUGH MASEKELA, la tunisina AMINA, il palestinese SIMON SHAHEEN, gli egiziani BACHIR MIZMAR BRASS BAND, il musicista del Mali BABA SISSOKO,ed infine il Re del Rai, l’algerino KHALED.

Salvamm’ ‘o Munno è un lavoro di grande portata artistico-culturale, senza compromessi verso il mercato e cantato in dialetto napoletano con storie che raccontano di popoli sofferenti nel dramma della guerra e della vita passando dai villaggi africani a quelli sofferenti e oppressi della Palestina , il tutto eseguito con un impeto e una forza travolgente ma anche con una tenerezza che arriva dritta al cuore.

Di Enzo Avitabile si apprezzano il suono, le parole e le storie delle persone che portano con sé la propria cultura e valori.

Parte degli introiti del cd sono devoluti ad  AMNESTY INTERNATIONAL per la causa dei bambini soldato.

Notevole il successo di critica e pubblico di quest’ album che ha ottenuto ben quattro nomination ai BBC World Music Award -due nel 2004 e altri due nel 2005, nelle categorie “Miglior audience radiofonica” e “Miglior gruppo world-europeo”.

Ma la collaborazione prosegue, ed è così che nel 2007 è stato presentato l' ultimo lavoro discografico di Enzo Avitabile, & Bottari di Portico, un Album doppio il cui titolo è "Festa, Farina e Forca", dallo slogan della rivoluzione napoletana.

Radicale ogni volta di più la produzione musicale di Enzo Avitabile, sempre scortato dalle percussioni dei Bottari di Portico. Insieme, portatori di senso, spirito, corporeità meridionali che dal basso, dalla terra, sorgono, e che al cielo, all’immateriale, rivolgono il loro canto.

Al ritmo della pastellessa, del dub, della zeza e dell’electro-etno.

“Festa Farina e Forca”racconta la storia di un uomo che scrive, suona e declama sillabe sacre, laiche, contemporanee. Attento ai popoli che abitano il mondo, ai poteri che li schiavizzano, alle icone che sopravvivono.

Da una parte – allora – il passato, chi siamo stati.

Da un’altra – senza mai rinunciare all’identità naturale – il futuro, cosa potremmo essere.

Così quest’ album diventa collage di riti e prospettive, linguaggi secolari e remix. Il nuovo album di Avitabile contiene canzoni che lamentano dello sfruttamento quotidiano dell’acqua, del sacrificio delle mamme, dei cristi che hanno vissuto e sono finiti in croce e della faccia gialla del martire San Gennaro.

Un requiem annuncia le paure dell’Occidente mentre il Vesuvio compare come amico silenzioso e però pericoloso per quanto conosce e sopporta nella Napoli del 2007.

Nel cd 1, dodici tracce – l’ultima è una avventurosa re-interpretazione della “Soul Makossa” di Manu Dibango – che sono letteratura civile, versi sapienti, alcuni mutuati dal precedente “Sacro Sud”.

Nel cd 2, otto episodi in sequenza che propongono il trattamento moderno operato dalle migliori mani digitali del terzo millennio: Matthew Herbert, Bill Laswell, Frédéric Galliano, Pole, Aqua Bassino, Temple of Sound, Llorca e Banco De Gaia.

Tutti apostoli di un canto afromediterraneo che trova in Avitabile un simbolo senza agi e onnipotenze.

La copertina del disco è uno splendido quadro che il  M° Sandro Chia ha creato per questo lavoro.

Sono oramai sette anni che questo progetto musicale, al contempo “nuovo e antico”, porta “Enzo Avitabile & Bottari” in giro per il mondo.

Basti pensare che è l’ unico gruppo italiano ad aver ricevuto due inviti consecutivi dal “Sziget Festival” di Budapest, nel 2005 e 2006, ritornandovi nel 2008 per la terza volta.

Nell’ultimo anno ancora live per Avitabile e i Bottari di Portico, protagonisti di concerti in Belgio, Spagna (Siviglia), Francia (Cannes), Svizzera, Usa (Chicago, New York al Central Park, Los Angeles), Canada (Montreal), Germania (Karlshrue, Oldenburg) e Austria (Vienna), Portogallo (Sines), ed una infinita serie di concerti e Festival Italiani, come il Primo Maggio, a cui tra l’ altro hanno partecipato per tre anni consecutivi, portando ovunque il suono della loro storia, di quel Sud che vuole restare ancora puro.


GIOVEDI 15 LUGLIO

ore 22

Piazza del Popolo

San Giovanni in Persiceto


JAIPUR KAWA BRASS BAND (Rajastan, India)

Fanfara del Rajastan con ballerine e giocolieri

Moolki, Aamir Damami, Mohammed Adrish, Mohammed Damami, Mohammed Rafik, Govinda, Najikali Damami, Abdul Hamid

Gli strumenti che compongono la Kawa Jaipur Brass Band sono tutti ottoni occidentali (clarinetti, trombe, tromboni, bassi tuba) eccetto un rullante e due grancasse. Gli elementi che rendono uniche le loro esibizioni sono il ritmo ( e la concezione che di esso hanno gli indiani), le incredibili sonorità, nonché le danze ed i balli acrobatici. Hamed Khan, maestro e direttore artistico di questa formazione, ha chiamato intorno a sé i migliori musicisti provenienti dalla diverse bande di tutto il Rajasthan, ha selezionato le canzoni popolari inserendovi le strutture base della musica classica dell’India del Nord: il risultato è di un’unica straordinaria forma musicale, del tutto originale, di estrema qualità e di innegabile impatto visivo.

Ai confini tra India e Pakistan c’è una terra favolosa, il Rajasthan, materialmente sconosciuta ai piu’, ma entrata comunque a far parte dell’immaginario collettivo: “terra di principi” (questo il suo significato in sanscrito), terra di deserti (Thar), fertili pianure, antiche montagne, foreste un tempo abitate da tigri e cervi, abitata da una stirpe (di invasori), Rajput  (figli del re), discendenti da popolazioni Unne provenienti dal centro Asia, dall’aspetto fiero ed elegante. “Le donne indossano splendidi costumi coloratissimi, arricchiti da ricami fantasiosi e specchietti rutilanti, e sovrabbondanti gioielli d’argento e d’avorio. Gli uomini, dalla corporatura alta e slanciata, hanno barbe e baffi marziali, sguardi penetranti ed intensi, portano turbanti coloratissimi, alte cinte ricamate e sovente vecchi fucili e pugnali ricurvi, testimonianza di un bellicoso passato”. (P.Tarallo). Il Rajasthan è il luogo dove affondano le radici dei Gitani. Da qui, loro terra di origine, partì la migrazione delle genti rom.

Nessun matrimonio indiano può essere festeggiato senza una banda musicale, questo tipo di festeggiamento è presente in tutto il subcontinente indiano: ogni stato ha le proprie tradizioni musicali ed ogni banda musicale indigena suona le proprie canzoni popolari. Ma cosa hanno in comune gli ottoni e la millenaria tradizione musicale indiana? Gli invasori britannici, portarono la loro prima fanfara militare a Calcutta nel 1760, per intrattenere (!) le truppe di stanza in Bengala. Mano a mano le fanfare, al seguito dell’esercito, si dipanarono in tutta l’India; l’alta società indu’ liberata dal dominio degli invasori Moghul ad “opera” degli inglesi, fu subito ben piu’ disposta ( di quella mussulmana) ad assorbire la cultura straniera; gli inglesi formarono “proprie” bande musicali indiane, che nate per intrattenere i soldati, furono in seguito messe al servizio dei Maharajah (nel Rajasthan). Così dopo circa cento anni dalla prima apparizione gli ottoni erano divenuti familiari alla popolazione.

Il 1947 è l’anno dell’indipendenza e, paradossalmente, gli indiani liberati dal giogo inglese si attaccarono a quello che era stato un simbolo della presenza militare britannica (quasi come si ciò avesse una valenza liberatoria). La fanfara divenne realmente popolare e sempre presente in occasione di celebrazioni quali battesimi, nozze, pellegrinaggi devozionali o addirittura feste nazionali. Oramai la banda è un’istituzione, in tutte le città indiane si trovano bazar per le prenotazioni: si esibiscono in corteo in mezzo alle chiassose strade, danzando, rullando sulle percussioni, suonando i loro acuiti clarinetti con un seguito di gente entusiasta.

Oggi le fanfare piu’ celebrate, quelle che con maggiore eclettismo e virtuosismo hanno fatto propria questa forma musicale straniera, sono quelle del Rajasthan.

 

Discografia: ultime incisioni

FANFARE DEL RAJASTHAN(Kardum/Iris Musique)

JAIPUR KAWA BRASS BAND(Iris Musique)


GIOVEDI 29 LUGLIO

ore 21,30

Piazza del Popolo

San Giovanni in Persiceto


TIERRA MESTIZA (Messico)

Il mariachi del Messico

 

ROGER HERIBERTO MAGUIÑA ALVARADO, violino

NURY ELIANA MAGUIÑA ALVARADO, violino

FIDEL, tromba

EWA AUGUSTYNOWICZ, violino

FIORE ANGERAME, guitarron

GIANCARLO ANGERAME MARÌN, vihuela

Il Mariachi è un genere musicale tipico del Messico, soprattutto delle regioni ovest e centrali, nato originariamente nello stato messicano di Jalisco. La parola di origine indios che sembra significhi semplicemente musica è divenuta ormai l'immagine della musica tipica del Messico. Originariamente e ancora adesso i mariachi sono musicisti professionisti che attraverso la musica si guadagnano da vivere. E' sicuramente il carattere vigoroso delle sue interpretazioni e l'allegria delle sue canzoni che rendono inconfondibile questo genere. Il segreto del coinvolgimento della musica Mariachi è che nasce dalla gente, dal ceto contadino, creata dai loro sentimenti e dall'influenza dell'ambiente rurale. Possiede dunque, una forte dose del carattere e del temperamento del messicano.

Il "Mariachi" e la sua musica ricca di grinta, carisma e romanticismo si presta per qualsiasi tipo di festa o cerimonia, per fare la serenata a una donna, per raccontare fatti e vicende di personaggi storici, narrandone la vita e le imprese storiche, per narrare la vita nella  campagna, per celebrare battesimi, compleanni e matrimoni.Gli strumenti musicali utilizzati sono violini, trombe, chitarre, la vihuela, il guitarrón, l’arpa diatonica.

L’arpa diatonica ha come compito principale quello di fornire una linea base come accordo di accompagnamento: molto raramente con l’arpa si suonerà una melodia o un assolo.

La vihuela è una chitarra piccola utilizzata per dare ritmo e accompagnamento che deve il suo nome a quello di uno strumento rinascimentale spagnolo, anche se il suono è piuttosto diverso.

La chitarra vera e propria è poi lo strumento standard dei Mariachi con un suono più profondo di quella classica: la sua voce sta tra quelle del guitarrón e della vihuela.

Inoltre ci sono le trombe e i violini che utilizzano passaggi musicali "divertenti" e i testi delle canzoni sono spesso sentimentali ma anche umoristici

È d’uso chiamarli anche “mariachis” ma, benché accettato anche dal dizionario della Real Academia Española, il termine corretto è mariachi. Il genere musicale denominato "musica de mariachi" o semplicemente "musica mariachi" comprende vari stili: son jalisciense, canzone ranchera, corrido, huapango, bolero ed anche son jarocho e valzer messicano. Il genere potrebbe chiamarsi "tradizionale messicano" o "regionale messicano". Il mariachi rappresenta una delle icone della cultura messicana che si è diffusa in altre regioni del mondo. È tradizione e consuetudine, in Messico, la presenza di un gruppo mariachi a feste, celebrazioni, occasioni speciali e serenate.

Nella città di Guadalajara, dal 1994, ha luogo ogni anno l’Incontro Internazionale di Mariachi e Charrería, con competizioni e concerti, e arrivano gruppi di mariachi non solo dall’America latina, ma anche da paesi quali Australia, Belgio, Canada, Croazia, Finlandia, Francia, Giappone, Italia, Serbia, Spagna e Stati Uniti.

Negli USA i mariachi sono molto popolari grazie all’importata cultura messicana e sono indispensabili per la festa del 5 maggio, la più importante per la comunità messicano-statunitense. Anche in Spagna ci sono numerosi complessi, effetto di un gran numero di emigranti spagnoli rimpatriati.

A Città del Messico, nel centro storico, si possono ingaggiare alcuni gruppi in piazza Garibaldi

Il gruppo di mariachi solitamente è formato da 6/12 elementi (ma non esiste un limite) e comprende almeno due violini, una o due trombe, una chitarra spagnola, una vihuela e un guitarrón. In certi casi si aggiunge il flauto e l’arpa. Solo al di fuori del Messico è presente anche la fisarmonica. I primi complessi indossavano comuni, ancorché tipici, abiti da contadini, mentre agli inizi del XX secolo iniziarono a portare l’abito da charro (cavallerizzo tradizionale messicano) che è generalmente nero o bianco. Nella Charrería l’abito bianco è usato solo dalle donne e quello nero è per cerimonie, matrimoni e funerali, ma al di fuori dell’ambito della charrería i mariachi li usano ambedue indistintamente. I primi gruppi mariachi femminili apparvero a Città del Messico a metà del XX secolo

Lo storico Hermes Rafael, della Società Messicana di Geografia e Statistica, autore di vari trattati sull’origine del mariachi, afferma che la musica e il termine stesso provengano dagli indigeni cocas di Cocula (stato di Jalisco) e ha portato numerosi documenti a testimonianza del fatto che si fecero conoscere prima a Città del Messico che a Guadalajara, capitale di Jalisco – il dibattito è ancora aperto.

Ricardo Espinosa asseriva (nella rubrica Como dijo del giornale El Sol de México - 8 aprile 2001) che il vocabolo mariachi deriva da un canto aborigeno alla Vergine Maria, in cui si mescola il náhuatl, lo spagnolo e il latino. "Questo canto iniziava dicendo ‘Maria ce son’... che significava ‘ti amo Maria’". Secondo Espinosa, la teoria deriva dalle ricerche del canonico Luis Enrique Orozco, storico dell’arcidiocesi di Guadalajara, basate su di un documento trovato a Cocula e datato 1695. Una delle caratteristiche del primo mariachi era di essere composto solamente da strumenti a corda – all’inizio solo violini e chitarre – e poi si aggiunse la vihuela, il guitarrón e l’arpa; con il tempo si introdussero anche le trombe.

Una delle leggende sull’origine del nome mariachi sostiene che questi complessi inizialmente suonavano solo ai matrimoni e che quindi derivi dal termine francese mariage. La tesi è basata su di un aneddoto dei tempi dell’intervento francese in Messico (1862). Durante i festeggiamenti di nozze in un villaggio nello stato di Jalisco arrivarono dei soldati francesi i quali, meravigliati dalla gran baldoria (in cui la musica aveva un ruolo predominante), chiesero chiarimenti sulla festa. L'interlocutore rispose in francese: "C’est un mariage", ed è così che i francesi chiamarono il gruppo musicale.

Tra i più celebri autori di canzoni per mariachi ci sono: Rubén Fuentes, José Alfredo Jiménez, Tomás Méndez e Manuel Esperón

Alcuni tra i più famosi brani:

Mexico Lindo y querido (ranchera) , El Caballo bayo (corrido) , Las mañanitas (ranchera) , Corrido de Chihuahua (corrido) , Caballo prieto asabache (corrido) ,El Mariachi loco (ranchera) El Rey (ranchera) , No volveré (ranchera) , Guadalajara (ranchera) , La culebra (corrido) , Las golondrinas , El sopilote mojado (son) , La tequilera (corrido) ,Yo soy Mexicano (ranchera) Anillo de compromiso (ranchera), Mil amores (ranchera) , La serenata Huasteca (ranchera), Caminos de Guanajuato (ranchera)


GIOVEDI 5 AGOSTO

ore 21,30

Cortile Palazzo Comunale

San Giovanni in Persiceto


PEPPE CONSOLMAGNO &
ANTONIO MARANGOLO
(Italia)
“Kalungumachine”

Peppe Consolmagno, voce, percussioni, live sample;

Antonio Marangolo, sax soprano e tenore, baflaphone,harmonizer

 

Il duo Consolmgno & Marangolo, un percussionista ed un sassofonista, è insolito e certamente coraggioso. I mezzi a disposizione per ‘fare musica’ sono pochi e semplici, gli stessi con cui si è cominciato agli albori della civiltà: una voce e un tamburo. A sorreggerli, allora come oggi, non ci sono altri suoni, armonie, altri strumenti, bensì gli stessi grandi silenzi della natura.

Partendo però da questa idea primitiva della costruzione musicale Peppe Consolamgno e Antonio Marangolo dedicano prticolare cura alla ricerca del timbro inteso esso stesso come evento musicale.

Insieme hanno realizzato nel 1994 il CD Kakungumachine. Da allora molta è stata la critica positiva e forte la testimonianza del pubblico. In occasione della ristampa di questo CD hanno nuovamente riunito le forze per riproporre questo audace duo.

I brani scritti da Peppe Consolmago e Antonio Marangolo dai titoli cosmopoliti come Klee (dedicato al grande pittore), Kobaltus, Kalungumachine e altri, grazie al filtro del jazz viaggiano dalla Turchia all’Argentina, dall’Algeria all’Irlanda, dalla Sicilia a New York. La lirica voce del saxofono si distende libera sui misteriosi tamburi ad acqua e sui magici effetti dei piatti. Così come, sostenuto dal bordone del rombo o del berimbau, si incastra con zucche, legni, metalli, nonché con la voce dello stesso Cosolamgno. 


MARTEDI 17 AGOSTO

ore 21,30

Piazza XXV Aprile

San Matteo della Decima


TRIO ALKEMIE ENSEMBLE

 (Italia)

Un viaggio emozionante tra le piu’ suggestive melodie popolari del XX secolo che sorvola Francia, Spagna, America e naturalmente l’Italia.

Andrea Candeli , chitarra;  Paola Matarrese , soprano; Matteo Ferrari ,flauto

 

PROGRAMMA

La chanson di Edith Piaf …… Les feuilles mortes

Sous le ciel di Paris

Entr’acte - J. Ibert (flauto-chitarra)

La vie en rose

La canción dell’Andalusia… El Café de Chinitas

La Tarara

Danza Ungherese n° 5 (flautochitarra)

Anda, jaleo

Gli standards e il musical americani…. Over the rainbow

Summertime

Someday my prince will come

Tea for two

Napoli e le sue indimenticabili melodie… Non ti scordar di me

Giochi proibiti (flauto e chitarra) Ninì Tirabusciò

 

Andrea Candeli (chitarra)

Modenese, comincia a suonare la chitarra a sette anni, si diploma in chitarra classica presso l’Istituto Musicale Pareggiato “O. Vecchi” di Modena nel 1993 sotto la guida dei Maestri Vincenzo Saldarelli e Florindo Baldissera.

Continua poi lo studio della chitarra classica perfezionandosi a Parigi con il noto M° Alberto Ponce e partecipa a

numerosi corsi di perfezionamento. E’ stato premiato come solista in numerosi concorsi Nazionali ed Internazionali, tra i quali il Concorso “Riviera dei Fiori” ad Alassio (primo assoluto), il Concorso “Pasquale Taraffo” a Genova (primo assoluto), il Concorso “Giovani Musicisti Gargano 92”, il Concorso internazionale di Musica da Camera “Ottocento Festival” a Forlì. Ha eseguito in prima assoluta un’opera d’autore contemporaneo in occasione dei seminari nazionali “Computer Art” svolti a Caprese Michelangelo. E’ l’ideatore di un nuovo metodo d’insegnamento della chitarra. Ha fondato la scuola di musica “Accademia Musicale del Frignano” di Pavullo con la quale promuove i gruppi emergenti.

Nel 1995 gli è stato assegnato il prestigioso “Premio Ghirlandina” città di Modena per essersi distinto nel campo

artistico musicale. Nel 2002 è esibito a Città del Vaticano in diretta Rai International presso l’Aula Paolo VI (Sala Nervi) in presenza di Giovanni Paolo II. Vanta numerose collaborazioni Vladimir Mikulka, Barbara Vignudelli, Karl Potter, Alessio Menconi, Massimo Foschi, Flavio Bucci. E’ Direttore Artistico di numerose rassegne concertistiche (Giovedì al Giardino Ducale, Echi Musicali, Lungo le Antiche Sponde etc) e di due festivals chitarristici (Festival Internazionale ARTE A 6 CORDE, MODENA GIUTAR SIMPOSIUM). E’ docente di chitarra presso il Liceo Musicale PARADISI di Vignola.

Svolge un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero, come solista e in diverse formazioni cameristiche.

 

Paola Matarrese (soprano)

Si è diplomata brillantemente in Canto Lirico nel 1997 al Conservatorio di Ferrara sotto la guida del M° L. De Lisi. Nel 2002 ha inoltre conseguito il diploma di Musica Vocale da Camera col massimo dei voti seguita dal soprano T.Scandaletti. Ha studiato Composizione col M° C. De Pirro ed è attualmente iscritta al Conservatorio di Rovigo ai corsi di Didattica, dal 2002 abilitanti per l'insegnamento di primo e secondo grado nella scuola pubblica. A sua volta, da ormai diversi anni, tiene corsi e stages come insegnante di canto a Bologna (Centro Musicale "Ca' Vaina" - Imola) e Modena (Accademia di Musica). Dal 1998 si è perfezionata all’Académie d'Eté di Nizza col M° D. Baldwin in Musica Vocale da Camera francese ed ha seguito i Corsi di Alto Perfezionamento Cameristico, diretti da E. Battaglia presso la Scuola Superiore di Acquasparta (Terni). Nel marzo del 1999, Paola Matarrese è nel cast di Trouble in Tahiti di L. Bernstein prodotto dal Teatro Comunale di Ferrara e nello stesso anno entra a far parte della compagnia teatrale "Undici meno due", con la quale ha interpretato il ruolo di Grizabella nel musical Cats di A. L. Webber. Nel 2001 è stata la protagonista dell'opera contemporanea Caos, dolce caos al Teatro Sociale di Rovigo ed al Teatro Goldoni di Venezia e della prima esecuzione de L’usignolo di Erone all’Olimpico di Vicenza, entrambe composte dal M° Carlo De Pirro. Nel 2002 ha interpretato il Divertimento in quattro esercizi per soprano e cinque strumenti di Luigi Dallapiccola al Sociale di Rovigo ed all'Aula Magna dell'Università degli Studi di Firenze, diretto dal M° M. Ruffini (cerimonia di ingresso del Kunsthistorisches Institut in Florenz nella Max-Planck-Gesellschaft); nello stesso anno si è esibita al Sociale di Rovigo con la scena musicale L’ape apatica di L. Ronchetti.

La sua assidua attività concertistica la vede impegnata soprattutto nell'esecuzione del repertorio vocale di musica da camera, del quale ama affrontarne anche le espressioni più popolari e contemporanee, avvalendosi di diverse formazioni cameristiche: dai lieder alle mélodies francesi, dalle canciones spagnole alle antiche canzoni napoletane, fino a toccare il versante jazzistico tradizionale con gli standards di Gershwin, Ellington, Porter. Nel 2002 ha, infine, eseguito numerosi concerti dedicati alle musiche tratte da films ed alle melodie di Walt Disney (in occasione del suo centenario dalla nascita), in seguito ai quali sono stati realizzati due cd ("Fotogrammi in Musica") prodotti dall’Associazione Profutura e dalla Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna.

 

Matteo Ferrari (flauto)

nato a Sassuolo e si è diplomato con il massimo dei voti presso il Conservatorio “L. Campiani” di Mantova. Ha perfezionato i suoi studi con i migliori flautisti mondiali: Michele Marasco dell’Orchestra Regionale Toscana, Andrea Griminelli solista italiano, Benoit Fomange della Bayerische Rundfunk tedesca, Rien de Reede del Concert Gebou di Amsterdam, William Bennet del Conservatorio Reale di Londra, Robert Dick solista di New York. E’ stato premiato in diversi Concorsi Nazionali ed Internazionali tra i quali: Stresa, Genova, Lamezia Terme, Napoli. Ha partecipato ai Festival di Musica Contemporanea di Gibellina e di Portofino, suonando musiche di John Cage in esclusiva per l’Italia.

Ha collaborato con il compositore Salvatore Sciarrino, suonando le sue musiche, in occasione di importanti Rassegne di musica contemporanea, Seminari di composizione e nella trasmissione Radio Tre Suite, in diretta radiofonica nazionale, per il terzo canale RAI di Roma. Ha affiancato il premio Nobel Dario Fo nella produzione di “Pierino e il Lupo” come solista dell’Orchestra Giovanile della Comunità Europea di Lanciano. Si esibisce con il gruppo “Amarcord” nell’omonimo spettacolo nei seguenti paesi: Ungheria, Repubblica Ceca, Belgio e Inghilterra. Ha inciso numerosi CD tra cui: “Greatest Hits” con il soprano Satomi Yanagibashi, “No, No, Nanette” Musical inciso in esclusiva per l’Italia, “Cormac” con l’omonimo gruppo per la casa discografica Ethno World, “Inaspettata Libertà Interiore” con brani di propria composizione per il progetto sociale “L’ora d’Arte”, No(t)te di Natale” con il gruppo Amarcord in qualità di solista dell’Orchestra di Szeged Ungheria per le edizioni San Paolo. L’attività concertistica si affianca a quella d’insegnamento, è docente di flauto ed i suoi arrangiamenti didattici vengono annualmente pubblicati e distribuiti dalla prestigiosa casa editrice Carish.