"Gino Pellegrini: ri-visitazioni"

esposizione di scenografie natalizie a cielo aperto a cura di Officina Pellegrini in collaborazione col Comune e con l'associazione Terre d'Arte Meccanica

Dal 15/12/2017
Al 07/01/2018
Dove
corso Italia e via Braglia (angolo via Castagnolo)
Orario

8-20

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Ingresso libero

 

Porta Garibaldi - Antonello da Messina e Piero della Francesca

Portico Palazzo comunale - Natività - Giotto

Portico corso Italia angolo via Farini- Beato Angelico

Porta Vittoria - Lorenzo Monaco e Simone Martini

Ex bagni pubblici, via Braglia - Angeli di Annibale Carracci e Guido Reni


Sabato 23 dicembre ore 15 percorso guidato con ritrovo di fronte agli ex bagni pubblici in via Braglia


Rivisitare con mente scenografica opere d’arte antica è una costante nel lavoro di Gino Pellegrini e rientra in quel suo modo tutto personale di “giocare con l’arte”.
Gli stilemi messi in campo sono decontestualizzazione, impiego del “fuori-scala”, aggiunta di elementi espressivi, personali accostamenti.
Ne deriva un dialogo fra l’opera citata e quella nuova dello scenografo, un dialogo che ci fa rivedere capolavori del passato in un contesto diverso, se vogliamo anche ardito, proponendoci un incontro fra due modi di dipingere, quello dell’autore antico riproposto fedelmente e quello sapiente del contemporaneo che si presenta diversamente ma con pari abilità.
Queste scenografie vennero studiate per una lontana edizione della fiera di Santa Lucia, familiare per tutti i bolognesi, che si svolge ogni anno in dicembre sotto il bellissimo portico di Santa Maria dei Servi. Apparve immediato inserire in quel prestigioso contenitore, dato anche il periodo, opere che riproponessero note Annunciazioni e Natività.
Simone Martini, Lorenzo Monaco, Beato Angelico, Piero Della Francesca e Antonello Da Messina furono scelti fra tanti per le Annunciazioni in una sequenza che va dal Gotico al Rinascimento, dal 1333 dell’Annunciazione di Simone Martini al 1474 di quella di Antonello Da Messina, quali magistrali esempi di rappresentazioni della scena fatidica nelle quali vediamo l’angelo annunciante e la vergine Maria in movimenti e atteggiamenti diversi.
Dal raffinatissimo angelo di Simone Martini appena inginocchiato col manto ancora in movimento per il volo e Maria che si ritrae come spaventata, alla elegante figura che si libra sinuosamente nell’aria di Lorenzo Monaco mentre una delicata Maria dal grande manto strascicato si volge verso di lui, alle splendide dolcissime figure del Beato Angelico che si protendono l’una verso l’altra, alla potenza corporea di Piero Della Francesca, con quell’angelo dal profilo greco e dalle calzature rosse che avanza verso di lei, grande, frontale, sicura di sé che appena gli volge lo sguardo, così diversa dalla devota Vergine di Antonello Da Messina, le mani incrociate sul petto che tutta avvolta nell’azzurro del suo manto ascolta il giovane angelo dalla bella mano sottile emergente dal prezioso mantello.
Le figure ci appaiono su pannelli in legno alti due metri e mezzo organizzati in trittici dove l’angelo e la Vergine vengono interpretati come apparizioni emergenti da intonaci scrostati e, isolati dal contesto architettonico originario che qui appena si intravvede, esprimono appieno la loro bellezza e fisicità. Sono separati da un sipario dipinto sul pannello centrale che riprende e accentua i colori delle loro vesti. Contrappunto cromatico che sottolinea la “teatralità” della scena e la diversità dei due protagonisti in quel momento di profonda sospensione. Altri pannelli dipinti in cieli blu percorsi dalla cometa in finestroni gotici, li accompagnano.
La Natività di Giotto ci viene offerta su un grande quadrittico, per dar spazio e respiro alla orizzontalità della rappresentazione. Nei due pannelli laterali i sipari che riprendono i colori ocra, rossi, blu dell’affresco raccolti ai lati scoprono pareti dorate che aggiungendo preziosità creano un ulteriore piano per introdurre alla visione della dolcissima narrazione.
Due arcangeli annuncianti dorati, omaggi alla storia artistica bolognese si muovono in grandi sagome libere. Sono tratti dall’Annunciazione dipinta per la chiesa di San Pietro in Valle di Fano nel 1621 dal “divino” Guido dove l’angelo inchinandosi si rivolge a Lei con delicatezza reclinando il capo e da quella di Ludovico Carracci del 1585 nella cui bottega il giovane Guido Reni si formò; un dolce angelo giovinetto dalle grandi ali con una pia Vergine poco più che bambina, che possiamo rivedere nella Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Osvalda Pellegrini

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