Il castello della Giovannina

Una dimora signorile

Il castello denominato “(della) Giovannina” è situato sulla strada che da Persiceto conduce a Ferrara, in prossimità di Cento. È opinione popolare che il palazzo fortificato prenda il nome da Giovanni II Bentivoglio, che fu signore di Bologna dal 1462 al 1506 e le cui opere di bonifica della bassa bolognese diedero nuovo impulso a territori un tempo semipaludosi. Nel 1488 i Persicetani riconoscenti donarono al signore di Bologna una vasta tenuta comprendente ben otto possessioni e posta nel territorio di “Morafosca e Villa Gotica” (a nord-est dell’attuale frazione di San Matteo della Decima).

Da allora in poi la tenuta, dal nome del benefattore, si chiamò “Zoanina” o “Giovannina”. Nel 1544 la “Giovannina” passò ai Pepoli che, undici anni dopo, la cedettero a loro volta al conte Ercole Aldrovandi (1526-1593). E proprio nel rogito notarile del 1555 si trova menzionato, per la prima volta, un edificio chiamato la “Palazzina”. Questa casa costituì probabilmente la struttura originaria sulla quale fu impostata la costruzione dell’attuale palazzo turrito. Sappiamo infatti che il conte Ercole, nel suo testamento del 1565, manifestò la volontà che fossero portati a compimento i lavori di una “fabbrica” da lui stesso iniziata alla “Giovannina”.

Il definitivo completamento dall’edificio deve però essere avvenuto in più momenti e attraverso svariate ristrutturazioni. Nel 1780 la disagiata situazione finanziaria indusse la famiglia a cedere la tenuta al conte Carlo Caprara. Dopo diversi passaggi di proprietà, nel 1892 il palazzo fu acquistato dal facoltoso Alessandro Calari, esponente di primo piano della borghesia bolognese. Con tipico spirito imprenditoriale, egli avviò subito generali opere di risistemazione idraulica e di riassetto fondiario della tenuta, valorizzandola e rendendone più proficuo lo sfruttamento agricolo. Incaricò inoltre l’ingegnere bolognese Giuseppe Ceri (1839-1925) di effettuare una radicale ristrutturazione dell’edificio. Dopo la morte di Alessandro i lavori furono portati a termine con grande entusiasmo dal figlio Oreste, conferendo al palazzo il suo aspetto attuale (evidentemente ispirato ad un ideale e stereotipato modello “castellano”). Dal 6 maggio 1950 la Giovannina è tutelata dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici dell’Emilia Romagna e viene attualmente utilizzata come sede di aste d’arte o ricevimenti di matrimonio e di gala.

Baluardo in terra di confine

La costruzione ha pianta quadrilatera ed è munita di quattro poderosi torrioni angolari, sormontati da un coronamento di merli ghibellini. L’articolazione degli spazi è su due piani, attraversati, secondo l’uso bolognese, da una doppia loggia passante sovrapposta, ai lati della quale si aprono i vari ambienti. La facciata è movimentata da un abbozzo di torre passante in corrispondenza del portale d’ingresso. In seguito al restauro effettuato tra il 1897 e il 1902, i torrioni furono rialzati di 5 metri e l’intero edificio fu modificato secondo il gusto estetico del periodo, romantico e neomedievale. Di questo periodo sono gli affreschi in stile liberty che decorano le sale del pianterreno e i quattro ambienti ricavati nei torrioni angolari all'altezza del piano nobile.

Nonostante i rimaneggiamenti, il palazzo mostra comunque ancora la tipica struttura cinquecentesca delle residenze fortificate di campagna. L’intero complesso doveva quindi risultare poderoso e ben munito, con la sua cinta di mura rinforzata da quattro baluardi e circondata da un fossato che poteva essere oltrepassato solo tramite un ponte levatoio. Nutrita appare inoltre, per l’epoca, la dotazione di armi da fuoco, a ulteriore dimostrazione di una preventivata possibile funzione anche militare dall’edificio, situato per di più proprio nella zona confinaria tra lo Stato della Chiesa (in cui era allora compreso il territorio bolognese) e il Ducato Estense.

Il palazzo è in parte circondato da un muro di cinta, alzato e munito, ad opera del Ceri, di finti bastioni alle estremità del lato sud. Lungo il lato opposto è inoltre affiancato dalla serra, dalle scuderie e da una massiccia torre merlata. Immediatamente dietro la villa si trova poi un ampio parco, mentre alla sinistra del palazzo sorge l’oratorio di San Donnino, grazioso edificio di pianta rettangolare con abside circolare, costruito per volere del conte Ercole Aldrovandi, sulla base delle sue disposizioni testamentarie del 1565.

La scuola del Guercino

Alla famiglia Aldrovandi va attribuito il merito di aver commissionato gli affreschi che decorano le sale interne della “Giovannina” al famoso pittore centese Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (1591-1666). L’intervento dell’artista pare essersi concretizzato tra il 1617 e il 1632. Attualmente risulta però impossibile stabilire con precisione in quale misura si tratti di opere direttamente eseguite dal Guercino o dalla sua scuola, anche a causa di alcuni ritocchi ottocenteschi.

Gli affreschi nelle stanze interne abbracciano temi prevalentemente naturalistici, paesaggistici o di ispirazione letteraria, tratti dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e il Pastor Fido di Giovanni Battista Guarini.

 

Ultima modifica 01/06/2010 11:42

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